La Sperimentazione rappresenta il cuore del progetto: in questa fase, infatti, il modello di bilancio di competenze elaborato in sede di progettazione sarà proposto a 42 gruppi di 10 richiedenti asilo, per un totale di 420 beneficiari finali.

La sperimentazione è condotta sull’intero territorio italiano da 7 Enti Partner, scelti cercando di garantire la più ampia eterogeneità possibile in merito a: tipologia (alcuni enti fanno accoglienza diretta, altri sperimentano presso centri terzi), grandezza (ciascun ente è incaricato di un numero di gruppi variabile da un minimo di 2 fino a un massimo di 8), territorialità (la sperimentazione investe 6 Regioni italiane per un totale di 13 Province: Catania, Como, Enna, L'Aquila, Milano, Monza Brianza, Pescara, Roma, Siracusa, Sondrio, Udine, Varese, Verona).

  

Ogni gruppo è condotto nella lingua più familiare ai partecipanti. Nei limiti del possibile, si cercherà di creare gruppi omogenei per nazione d’origine per facilitare la condivisione e descrizione delle esperienze formative. Il percorso è condotto dagli operatori dei rispettivi enti partner, appositamente selezionati e specificatamente formati dai ricercatori dell’Università Cattolica. Alcuni di essi sono italiani ed altri di origine straniera: anche questo è una caratteristica di eterogeneità voluta per comprendere meglio quali sono le potenzialità e i limiti delle due diverse condizioni.

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Sperimentazione: work in progress!

La sperimentazione del modello ESPaR prosegue a pieno ritmo: circa un terzo dei gruppi ha concluso il percorso ed oggi può mostrare con orgoglio il proprio “passaporto delle competenze”. La frequenza della partecipazione è molto alta: sono rari i casi di chi non ha partecipato ad un incontro del percorso e questo è un segnale importante del fatto che i partecipanti riconoscono, almeno in parte, l’utilità di quello che gli viene proposto.

Yordanos, un’operatrice che ha seguito un gruppo di donne di origine africana, ci dice che "Il progetto è chiaramente strategico nell'identificazione delle esperienze passate, perché favorisce la riflessione sui propri desideri e sulle proprie competenze, e nella pianificazione di attività future per l’inserimento lavorativo. 


Quasi tutte le utenti sono migliorate in modo evidente durante il percorso. Paragonando il primo colloquio agli ultimi molte partecipanti sono riuscite a ridisegnare i propri progetti e a ripensare alle proprie volontà future in maniera più realistica. All'inizio del percorso, infatti, alcune delle utenti mostravano la tendenza a sottovalutare la loro esperienza, mentre altre tendevano ad ingigantirla rendendola non credibile".

Parallelamente alle attività di sperimentazione, gli operatori hanno l’opportunità di incontrarsi periodicamente, in teleconferenza, per scambiarsi opinioni e suggerimenti sui punti di forza del processo e sulle sue criticità, iniziando a fornire a chi ha progettato il modello utili informazioni per la sua ottimizzazione. A breve, inoltre, verrà avviato anche il processo di valutazione, che consisterà nella conduzione di 42 interviste strutturare, una per ogni gruppo, che si focalizzeranno sulle caratteristiche che contraddistinguono i gruppi, sull'efficacia e le criticità di ogni singolo incontro, e sulla raccolta di suggerimenti per l’ottimizzazione dell’intero processo.

Uno degli elementi sui quali si sta iniziando a riflettere è quello relativo alla composizione del gruppo: laddove vi è omogeneità, almeno linguistica, ed un livello di qualifica adeguata, il modello sembra possa funzionare come è stato originariamente pensato. Per gruppi meno strutturati, e con partecipanti meno qualificati, si cercherà di apportare modifiche ad alcune esercitazioni al fine di renderle più fruibili.



IL RACCONTO DI ALI, OPERATORE ESPAR

Ali è uno degli operatori del progetto ESPaR, ed è quello che ha avuto l'onore di completare il primo dei 42 percorsi di gruppo che stanno sperimentandone il modello.


Il percorso che ci ha raccontato è stato condotto in Urdu, lingua nazionale del Pakistan, ma chi vi ha partecipato ha deciso di redigere il documento finale in italiano e inglese, a conferma della loro volontà di stabilirsi e integrarsi nella nostra nazione. Ali ci ha detto che è rimasto molto colpito dalle loro ambizioni e dalla forte motivazione ad impegnarsi concretamente, a partire dall'apprendimento della lingua italiana, per ridisegnare la propria carriera e migliorare il proprio tenore di vita.



I migranti sono giunti in Italia dopo aver maturato già diverse esperienze lavorative nel territorio europeo e questo è visibile dalla loro capacità di confrontarsi con persone differenti per sesso, etnia e cultura.

Ciò che hanno gradito maggiormente è stata la possibilità di prendere coscienza concretamente delle proprie reali competenze e, contemporaneamente, di comprendere meglio quanto queste siano spendibili nel contesto italiano.


Pur essendosi dovuti confrontare con i colloqui individuali, ai quali non erano abituati e che hanno vissuto inizialmente con un po' di disagio, i ragazzi alla fine dell'esperienza erano davvero molto felici dei risultati. Lo dimostra il fatto che non hanno perso nemmeno un incontro e che alla fine erano evidentemente dispiaciuti per la conclusione dell’esperienza.

A loro l’augurio che il loro “passaporto ESPaR” sia veramente un lascia passare per raggiungere la condizione lavorativa che desiderano; ad Ali e agli altri operatori un ringraziamento sincero per l’impegno e la professionalità che stanno investendo in questa avventura.



formazione degli operATORI

Con la Formazione degli operatori, è ufficialmente iniziata la fase di sperimentazione del modello ESPaR.

I giorni 20 e 21 marzo, a Milano presso la sede di Buonarroti dell'Università Cattolica, si sono tenute le due giornate di formazione in presenza, alla quale seguiranno attività di formazione e di monitoraggio a distanza per un totale di altre due giornate.

Hanno partecipato 21 operatori di 7 enti partner, che sono giunti da Catania, Roma, Udine, Verona, Seveso, Sondrio, Varese, Como, Sesto San Giovanni e Milano. Nei prossimi mesi sperimenteranno il modello di intervento con 42 gruppi di 10 rifugiati o richiedenti asilo politico, proponendo le attività che in parte hanno sperimentate personalmente.